Pd, Franceschini: "No ad un partito dei ricordi"

Pd, Franceschini: "No ad un partito dei ricordi"

Pd, Franceschini: "No ad un partito dei ricordi"

"Oggi siamo un partito, nel senso piu' autentico della parola. Partito non e' una parola di cui vergognarsi. E' una parola che trasmette forza, che trasmette energia". Dario Franceschini inizia il suo discorso alla Convenzione del Pd con una chiara rivendicazione del proprio ruolo alla guida del Pd.

 

Parlando alla platea in maniche di camicia (bianca con cravatta rossa, esattamente come Bersani, ma senza giacca), Franceschini ha scaldato i cuori dei delegati. "L'onore e l'orgoglio piu' grande e' essere chiamati a servire il proprio partito quando tutto sembra perduto. Quello e' il momento in cui fare un passo avanti per dire sono qua, ci provero' e ce la faremo a salvare il nostro partito".

 

Con un paragone storico, Franceschini dice che e' stato come per la battaglia del  "Piave che  viene ricordata come una vittoria, non come una sconfitta". Allora, dice, "il rischio era che il Pd si disegregasse". Al suo salvataggio, aggiunge, "hanno contribuito tutti".

 

"Restare uniti" e' il monito di Dario Franceschini dal palco della convenzione del Pd. "Se io non saro' rieletto- aggiunge- sara' cosi'. Se invece il 25 ottobre le primarie mi eleggeranno segretario, le prime due persone che chiamero' saranno Pier Luigi Bersani per le sue competenze economiche e Ignazio Marino per quelle scientifiche".

 

Parlando di crisi, Franceschini ha anche incalzato il governo Berlusconi con una proposta. "Dobbiamo fare un intervento di urgenza: defiscalizzare le tredicesime. Ne han fatti tanti di decreti, ne facciano uno prima di Natale". Il segretario in carica non ha risparmiato attacchi al premier.  "E' un ominicchio un uomo che offendendo Rosy offende tutte le donne italiane. Dire questo non vuol dire essere antiberlusconisti, essere antitaliani", ha gridato Franceschini.

 

Guardando alle prossime sfide elettorali, Franceschini ha osservato che "se il Pd appaltasse al centro la conquista dei voti moderati sarebbe la fine della ragione sociale del Pd". Il segretario contesta alla radice le ragioni di chi pensa che "il Pd non abbia tutta questa capacita' di esapansione e debba appaltarla al Centro. Di tattica si muore", avverte Franceschini il quale ricorda che c'e' il rischio che "dopo aver fatto crescere il centro quello si allea con la destra e governa per 35 anni".

Poi boccia le alleanze ampie, auspicate da Bersani. "Alleanze da Diliberto a Mastella? No grazie, abbiamo gia' dato. Abbiamo gia' visto. Non puo' essere questo il prezzo per tornare a vincere".

 

Franceschini ha anche citato Massimo D'Alema. - "Lo voglio dire a Massimo, lo dico a D'Alema: i primi a rispettare l'esito delle primarie saranno gli iscritti che continueranno ad amare il proprio partito indipendentemente da chi tra noi sara' chiamato a guidarlo". "E io- aggiunge tra gli applausi scroscianti- se saro' segretario non togliero' mai al popolo delle primarie il diritto di scegliere il segretario".

 

Il leader dei democratici ha anche detto  "No a un partito dei ricordi". Dario Franceschini finisce la sua relazione alla Convenzione nazionale tra gli applausi e le grida della platea "Dario, Dario", che ha scandito con ripetuti applausi il suo discorso.  "Dovremo andare contro i poteri forti ma lo faremo. E' il compito che ci e' stato assegnato", spiega. "Io vi chiedo- dice rivolgendosi alla platea- di cominciare una battaglia di cambiamento. Dobbiamo essere rigorosi e inattaccabili anche nei nostri stili di vita. Io non mi sono candidato- aggiunge- per garantire equilibri interni ma per andare avanti sulla strada che abbiamo appena, appena iniziato. Non si cambia senza il coraggio di sconfiggere le nostalgie che sono dentro di noi. Ci vuole un partito che non vive di ricordi, un partito che abbiamo sognato e aspettato per tanti anni, e ora spetta a noi farlo vivere", conclude.

 

 

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