Pd, Marino: "Il nostro problema sono i litigi tra i big"

Pd, Marino: "Il nostro problema sono i litigi tra i big"

Pd, Marino: "Il nostro problema sono i litigi tra i big"

Ignazio Marino infiamma la platea della convenzione democratica. Nel suo discorso ai delegati del Pd sferza gli altri due candidati: "il problema sono i nostri dirigenti che spesso litigano e mostrano all'opinione pubblica divisioni che nulla hanno a che vedere in cio' a cui crediamo e molto con le posizioni che ricoprono. Il mio ruolo sara' quello di contribuire a un rinnovamento radicale".

 

"Attorno a Dario e Pierluigi- aggiunge Ignazio Marino- le mozioni si sono formate piu' per alleanze tra persone che per condivisione di progetti: una contrapposizione di persone, non una competizione di idee".

 

Marino, poi, è anche l'unico dei tre candidati a segretario a chiedere le dimissioni del premier. Di fronte agli attacchi del presidente del Consiglio al Capo dello stato e alla Consulta "la domanda che dobbiamo porre non e' se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del lodo Alfano, ma se se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e garanzia".

 

Il candidato ‘alternativo' non può non ricordare i casi ambigui di alcuni circoli del sud. E si scaglia contro i 'signori della tessere' nel partito democratico. Parlando alla convenzione del Pd spiega: "Quel che e' successo in alcune zone del mezzogiorno non ha fatto male a me, ha fatto del male a tutti noi, perche' proprio mentre abbiamo bisogno di riaffermare la liberta' e chiamare alla responsabilita' tutti i cittadini, li invitiamo invece ad abbassare la testa e rispondere al comando dei capibastone!".

 

Marino punta il dito contro "i professionisti della politica" che "accusati di essere una casta, stanno attraversando uno dei momenti peggiori nell'immaginario collettivo". L'antipolitica, conclude, "deve essere contrastata, ma dobbiamo cominciare da noi".

 

Il chirurgo aspirante segretario critica duramente l'assenza dei deputati nel giorno del voto sullo scudo fiscale alla Camera. . "Sono indignato- dice - L'indignazione serve, le ingiustizie vanno denunciate, l'opposizione- lo dico soprattutto ai parlamentari- non e' inutile, non e' deprimente. Bisogna esserci sempre, per fare opposizione sempre. Come diceva John Kennedy, bisogna usare il tempo come uno strumento, non come una poltrona".

 

Poi torna ad invocare un confronto a tre. "Non ci stiamo confrontando- dice- Il 16 finalmente ci vedremo da Youdem, ci sono voluti due mesi. Ma caro Pier Luigi qualcuno in questa sala crede che riusciremo a mobilitare milioni di italiani ad andare a votare alle primarie dopo un confronto trasmesso solo da Youdem?".

 

"Uniti, uniti e ancora uniti" è l'appello finale di Ignazio Marino agli altri due contendenti. In chiusura del suo discorso, il senatore chirurgo spiega: "Troppi tra noi dicono che se vincera' l'uno o l'altro se ne andranno gettando i nostri militanti nello sconforto e nella delusione. Io voglio un partito unito, che unisce", spiega.

 

 

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