Riforma del lavoro, sindacati agguerriti. Fornero: "Rammarica"

Dopo le divisioni sulle misure contenute nella manovra del governo Monti, ora il nuovo terreno di battaglia è quello della riforma del mercato del lavoro, annunciata dallo stesso premier e alla quale sta lavorando il ministro Elsa Fornero

Si alza il livello della tensione tra governo e sindacati. Dopo le divisioni sulle misure contenute nella manovra del governo Monti, ora il nuovo terreno di battaglia è quello della riforma del mercato del lavoro, annunciata dallo stesso premier e alla quale sta lavorando il ministro Elsa Fornero. La linea del Piave è la modifica dell'articolo 18, vista da Cgil, Cisl e Uil come una retrocessione di diritti acquisiti e non modificabili.

L'articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, sarà oggetto di frizioni anche tra le forze politiche, soprattutto di centrosinistra. Ma intanto i sindacati puntano il dito nei confronti del governo Monti.

E a rispondere è il ministro Fornero, non senza amarezza. "Rammarica e preoccupa - dice - la reazione dei sindacati. Sull'articolo 18 c'è il rischio di implicazioni per il Paese. Siamo pronti al dialogo, anche prima di gennaio, ma senza preclusioni"

Commenti (1)

  • Fornero, Mercegaglia.... Ma queste due signore che dall'alto dei loro stipendi ed attività, puntano diritte al cuore della società e del tessuto sociale dei lavoratori e della vita stessa delle famiglie, sono veramente convinte che il problema di crescita italiano sia legato ad un articolo il cui fine è quello di garantire minimamente i lavoratori dai colpi di testa mattutini degli imprenditori? Attualmente la mediocre circolarità di liquidità nel nostro paese è grosso modo garantita da quei lavoratori che hanno la minima certezza mattutina di trovare un posto di lavoro ed uno stipendio mensile che permette a loro e alle loro famiglie di avere una vita dignitosa. Il loro obiettivo è di distribuire equamente la precarietà e rendere tutti schiavi, privi di ogni forza contrattuale benché minima nei confronti di ogni aziende, con stipendi da fame. Ricordo alle due signore e a chi come loro verte in questa direzione, che insieme al folle incentivo di favorire per fascia di età e sesso le assunzioni, (folle in quanto l'incentivo doveva essere privo di classificazioni) richiede anche flessibilità in uscita, che se oggi un 36 enne (facilmente con in carico un mutuo ed eventualmente una famiglia) dovesse perdere il posto di lavoro, sarebbe completamente rovinato. Attualmente questa tipologia di persone è quella che sta garantendo come già detto, circolazione di denaro, se anche questa paletto dovesse venire a mancare, scivoleremmo ancora più rapidamente verso una recessione globale di questo paese, in quanto chi oggi acquista i beni prodotti dalle aziende (vedi le persone che oggi hanno un lavoro grosso modo stabile), non potrebbe più farlo potendo, nella migliore delle ipotesi solo far fronte alle spese e ai debiti in essere. Sulla base di questo, mi domando, come è possibile vedere l'abrogazione o una maggiore flessibilità in uscita, come una soluzione agli attuali problemi di crescita del paese, quando ben altri sarebbero gli interventi da effettuare. E faccio riferimento alla riduzione delle enormi ed inutili spese di questo Stato, che se effettuate permetterebbero di alleggerire i carichi in termini di tasse sulle aziende, favorendo una ripartenza delle stesse e probabili e conseguenti assunzioni. Tanta intransigenza su questo tema, è preoccupante in ogni caso, in quanto evidenzia, o una non consapevolezza delle conseguenze o una finalità opposta al bene del paese.

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -