Scontro governo-opposizione sul decreto "salva-Rete 4"

Scontro governo-opposizione sul decreto "salva-Rete 4"

Scontro governo-opposizione sul decreto "salva-Rete 4"

E' scontro alla Camera tra maggioranza e opposizione sulla questione delle reti televisive. Il terreno di sfida è la presentazione di un emedamento salva-Rete 4 inserito a Montecitorio durante la discussione sul cosiddetto "decreto salva-infrazioni". Dura la posizione di Walter Veltroni, leader del Partito Democratico: "Penso che sia sbagliato nel merito e nel metodo, hanno l'opposizione che si meritano". La seduta è stata sospesa per l'ostruzionismo messo in atto da Pd e Italia dei valori.

 

Dito puntato anche contro il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha giudicato ammissibile (sebbene in via eccezionale) l'emendamento del governo al decreto sugli adempimenti comunitari che modifica la legge Gasparri con l'obiettivo di evitare la procedura di infrazione da parte della Commissione Ue nei confronti dell' Italia in materia televisiva

 

"Aver vinto le elezioni non vuol dire fare ciò che si vuole - ricorda il capogruppo del Pd alla Camera, Atonello Soro - Noi siamo fortemente contrari - aggiunge - e troviamo irragionevole che, nel primo provvedimento all'esame della Camera, venga infilata di soppiatto una norma che serve a salvare una rete Mediaset contravvenendo alla richiesta dell'Unione europea di regolarizzare le frequenze".

 

''L'intervento normativo del governo intende introdurre risposte piene alla Commissione europea'' e ''porre rimedio alla procedura di infrazione avviata dall'Unione europea'', è la risposta di Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni, fedelissimo del premier Silvio Berlusconi.

 

Inevitabile l'attacco di Antonio Di Pietro che accusa Berlusconi di fare "una legge a suo uso e consumo'', perché quello che è stato presentato è " un emendamento per aggirare la sentenza della Corte di Giustizia europea e quella della Corte Costituzionale italiana, sentenze che danno ragione a Europa 7".

 

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"Berlusconi è un uomo di cui non ci si può fidare - sostiene Di Pietro - e che antepone gli interessi delle sue aziende a quelli della collettività, che dovrà pagare 350 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006 per vedere Emilio Fede".

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