Scuola, Famiglia Cristiana all'attacco: "Decreto Gelmini è solo un taglio di spesa"

Scuola, Famiglia Cristiana all'attacco: "Decreto Gelmini è solo un taglio di spesa"

Scuola, Famiglia Cristiana all'attacco: "Decreto Gelmini è solo un taglio di spesa"

Anche Famiglia Cristiana si schiera contro il governo sul tema del decreto Gelmini. Nel numero in edicola questa settimana, il giornale dei ‘paolini' critica l'Esecutivo. "Non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa" e' il titolo dell'editoriale d'apertura del giornale. "Nel mirino c'e' una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura e' roboante: 'Riforma della scuola'; piu' prosaicamente -si legge sul settimanale - 'contenimento della spesa'".

 

Un contenimento che avviene "a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti - scrive il settimanale -. Non si garantisce cosi' il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s'abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilita'".

 

Famiglia Cristiana non si limita a questo attacco e aggiunge:  "Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e 'baronie' nonche' le 'allegre e disinvolte gestioni'. Ma i tagli annunciati sono pesanti: all'universita' arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurra' del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verra' sostituito. Come dire: porte chiuse all'universita' per le nuove generazioni".

 

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 "Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perche' non per la scuola? - si chiede il settimanale - Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori  restano intatti. Quando una Finanziaria s'approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica".

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