Siria, la polizia spara sui manifestanti: una sessantina di morti

Siria, la polizia spara sui manifestanti: una sessantina di morti

Siria, la polizia spara sui manifestanti: una sessantina di morti

BEIRUT - L'opposizione l'ha già ribattezzato come "venerdì santo". Si aggira ad una sessantina di morti il bilancio delle proteste anti-regime in Siria. Si tratta del peggior bagno di sangue dall'inizio delle manifestazioni di protesta iniziate circa un mese fa. Il maggior numero di vittime si sarebbero verificate nella città di Azraa, vicino a Deraa, e a Douma, un sobborgo di Damasco. La polizia ha aperto il fuoco con l'obiettivo di disperdere le persone scese in strada.

 

Dall'inizio della rivolta i morti sarebbero 260. Non è servito a molto la decisione di giovedì del presidente Bashar Assad di abrogare lo stato di emergenza che in Siria era in vigore ininterrottamente dal 1963. Malgrado questa misura, il regime aveva fatto arrestare 35 persone all'università di Aleppo.

 

Circa 3mila persone sono scese in piazza a Qamishli e Amuda, due località a maggioranza curda nelle regioni nord-orientali al confine con Turchia e Iraq; oltre mille a Latakia, porto a nord-ovest di Damasco e altre tremila nella centrale piazza di Dayr az Zor, nell'estrema regione orientale della Siria, per chiedere ''la caduta del regime''.

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