Terremoto nel centrodestra, il Pdl a Fini: "O con noi o apra la crisi"

Terremoto nel centrodestra, il Pdl a Fini: "O con noi o apra la crisi"

Terremoto nel centrodestra, il Pdl a Fini: "O con noi o apra la crisi"

ROMA - Si inasprisce la tensione tra Pdl e finiani dopo la dura presa di posizione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, in merito al caso Ruby. "Se qualcuno provocasse una crisi di governo l'unica via sarebbe quella del voto", ha detto il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Non è di questa opinione la Lega: "Sarebbe un golpe, sarebbe legittima una rivolta del popolo", ha replicato il ministro Roberto Calderoli. Il Pdl ha scudo attorno a Silvio Berlusconi.

 

"Berlusconi non intende compiere alcun passo indietro perché non esiste alcuna ragione per farlo - hanno scritto in una nota i capigruppo di Senato e Camera del Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello -. Si tratterebbe solo di una fuga dalle responsabilità, che invece impongono di procedere senza indugi nell'attività di un governo voluto dalla maggioranza degli elettori e al quale il Parlamento ha recentemente rinnovato la sua fiducia".

I tre capigruppo hanno chiesto che "Fini faccia le sue valutazioni: o confermare l'appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi", poi si augurano che la scelta "dell'on. Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo. Nel secondo caso - hanno sostenuto - non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alla elezioni. Come è stato autorevolmente affermato, infatti, non esistono governi 'tecnici' ma solo governi politici".

Secondo i tre esponenti del Pdl "in particolare, di fronte a una crisi dell'attuale esecutivo, le uniche alternative al voto sarebbero o un governo sostenuto da una larghissima coalizione, per il quale evidentemente non esistono le condizioni stante l'indisponibilità del Pdl e per quanto a noi noto anche della Lega, ovvero delle due forze che insieme hanno vinto le elezioni del 13 aprile 2008; o un governo eventualmente formato da tutti coloro che quelle elezioni le hanno perse, per il quale, anche nella non scontata ipotesi che vi fosse una maggioranza in Parlamento, non esisterebbero comunque le condizioni in termini di legittimazione democratica", concludono Cicchitto, Gasparri e Quagliariello.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di rasellaguido
    rasellaguido

    Aprire la crisi ? Ma se non è mai stata chiusa !

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