Tibet in rivolta, ''centinaia di morti''. Oggi scade l'ultimatum

Tibet in rivolta, ''centinaia di morti''. Oggi scade l'ultimatum

“Centinaia di morti”. Tante sarebbero, secondo il governo il tibetano in esilio in India, le vittime dei violenti scontri scoppiati in questi giorni contro l’oppressione del regime cinese. Il bilancio di Pechino è molto più modesto e parla di 13 vittime. Difficile credere che siano così pochi i morti, vista la violenza delle contestazioni e della repressione. Oggi alle 17 scadrà l’ultimatum del governo cinese. Gli Usa intimano la Cina: “Dialogate con il Dalai Lama”.


Appello alla comunità internazionale. A poche ore dallo scadere dell'ultimatum di Pechino ai dimostranti di Lhasa, decine di tibetani in esilio sono scesi in piazza a Delhi e in altre citta' indiane per chiedere un intervento della comunita' internazionale. Almeno un migliaio di esuli tibetano si sono riuniti al monumento Jantar Mantar nel centro di Delhi per esprimere solidarieta' alle proteste in patria. Con una lettera consegnata alla sede locale dell'Onu e indirizzata al segretario generale Ban ki-Moon hanno chiesto di intervenire presso il governo di Pechino per fermare "l'inumana oppressione dei tibetani in Tibet".


Pechino: 13 civili morti venerdì. Tredici "civili innocenti" sono stati uccisi nei disordini di venerdi' a Lhasa, in Tibet. Ad affermarlo e' stato oggi un alto funzionario cinese, Qiangba Puncog, governatore regionale del Tibet, secondo il quale la situazione a Lhasa starebbe ora tornando alla calma. Secondo le autorita' tibetane in esilio, i manifestanti uccisi venerdi' nella repressione cinese sono stati almeno ottanta.

Giornalisti espulsi. L'espulsione dei giornalisti da Lhasa decisa dalle autorita' cinesi e' "inaccettabile". Cosi' l'associazione della stampa di Hong Kong condanna l'ordine impartito ad almeno sei reporter di prendere un aereo e lasciare la capitale della regione autonoma del Tibet. L'associazione sottolinea in una nota che tale misura e' in aperto contrasto con le nuove norme del governo di Pechino che consentono una maggiore circolazione dei rappresentanti dei media in vista dei Giochi Olimpici. Il presidente del governo regionale, Qiangba Puncog, ha spiegato che i funzionari non rilasciano piu' "per ragioni di sicurezza" i permessi, non richiesti in alcuna delle altre regioni cinesi.



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