Università, via libera alla riforma Gelmini

Università, via libera alla riforma Gelmini

Università, via libera alla riforma Gelmini

ROMA - La contestata riforma dell'Università è legge. L'Aula del Senato ha approvato con 161 sì, 91 no e 6 astenuti il ddl Gelmini.Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Insomma, il neonato Terzo Polo non ha trovato una posizione comune, complice anche il fatto che i quattro schieramenti principali avevano votato in maniera diversa.

 

Il 30 novembre, l'Api di Rutelli si era astenuto mentre Fli e Mpa avevano votato a favore e l'Udc aveva votato contro. Il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri l'ha definita "un passaggio chiave della legislatura", mentre per il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è "la fine della ricreazione iniziata nel 1968".

 

Quanto alla copertura finanziaria della riforma, il ministro Mariastella Gelmini ha garantito che "è stato stanziato un miliardo di euro nella legge di stabilità che è sufficiente per garantire le spese di funzionamento e il riconoscimento degli scatti meritocratici ai ricercatori e ai professori". E ci sono 125 milioni di euro per le borse di studio. Mi pare siano risorse significative, che determineranno l'entrata in vigore della legge sul piano concreto".

 

Per quel che riguarda poi i tempi, secondo il ministro "è già stato predisposto il decreto attuativo per il reclutamento con la promozione attraverso un concorso di 1.500 posti da professore associato. Nel prossimo Consiglio dei ministri presenteremo il provvedimento e nell'arco di sei mesi tutti i regolamenti e i decreti previsti per l'attuazione della riforma saranno ultimati".

 

Il testo di legge dovrà essere ora promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare in vigore. La riforma è composta da 29 articoli che cambieranno il volto gestionale ed organizzativo dei 66 atenei pubblici italiani. Vengono poi introdotti i ricercatori a tempo (al massimo due contratti consecutivi di 3 anni ciascuno).

 

Tra le novità anche le valutazioni dei docenti con l'obbligo di relazione triennale e il limite per i docenti ordinari di rimanere in cattedra non oltre i 70 anni. Saranno introdotte poi nuove modalità di gestione dei concorsi: da qui in avanti i commissari "interni" avranno una rappresentanza minima (solo un componente) e arrivano le commissioni di abilitazione nazionale, con presenza anche di prof stranieri.

 

La riforma introduce, inoltre, la fusione o la federazione degli atenei (massimo 12 facoltà ciascuno) con meno iscritti o settori di attività simili e meno finanziamenti a quelli che non produrranno qualità (a valutare saranno anche gli studenti). Si introducono anche direttori generali, che diventeranno veri e propri manager dell'ateneo. Novità pure sul fronte dei bilanci, che dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Spariscono, invece, le borse post-dottorali.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di rasellaguido
    rasellaguido

    Un buon motivo per smettere di studiare ed iscriversi subito nelle liste di collocamento,così quanto meno il PIL ...

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