Veltroni: "Il Paese ha bisogno di un cambiamento radicale"

Veltroni: "Il Paese ha bisogno di un cambiamento radicale"

Veltroni: "Il Paese ha bisogno di un cambiamento radicale"

"Quando è nato per me il Pd è stata la realizzazione di un sogno politico, un partito con l'ambizione non di cambiare un governo, ma di cambiare l'Italia. Perché la radice dei nostri percorsi deve essere animata da questa ambizione, di farlo tanto nuovo quanto è la sua bellezza". Walter Veltroni lo ha dichiarato in conferenza stampa parlando a Roma di fronte ai giornalisti assiepati per conoscere le ragioni delle sue dimissioni dalla guida del Pd.

 

"Questo paese non ha mai potuto conoscere un ciclo di azioni riformiste per cambiare la scuola, lo stato sociale, il modo di essere, persino il senso comune - ha detto Veltroni -. Mai come oggi il paese ha bisogno di un cambiamento profondo e radicale, e mai come oggi le nostre storie e le nostre storie sono messe a servizio perché in Italia possa accadere quello che negli Stati Uniti con Barack Obama e in Inghilterra con Tony Blair".

 

"Oggi l'Italia è più povera e più chiusa - prosegue Veltroni -. La spaventosa crisi sociale in atto chiede di mettere in campo un grande progetto riformista che abbia la pazienza e la fiducia di investire su sé stesso. Un progetto che nel corso di questi mesi abbiamo cercato di mettere in campo".

 

Il Pd ha lavorato ad "un progetto di semplificazione della vita politica del paese - ha detto Veltroni -. Nella storia politica italiana la nostra scelta di andare liberi ha prodotto un processo di semplificazione che non ha precedenti nella storia recente d'Italia. E' l'idea di dar vita ad una democrazia che decide".

 

"Sull'innovazione programmatica abbiamo fatto un grandissimo sforzo - ha aggiunto Veltroni -, dal Lingotto in poi: oggi il Partito democratico dispone, ecco la differenza dall'anti-Berlusconismo, di un bagaglio di proposte alternative che in passato e anche oggi altre forze non hanno a disposizione".

 

Veltroni ha parlato anche delle primarie, definendole "uno strumento importante, perché quando a votare migliaia di persone per scegliere il candidato sindaco di un partito, lì c'è un pezzo di democrazia ed è sempre meglio questa modalità rispetto alla scelta di uno solo che decide chi candidare".

 

Non senza commozione, Veltroni si è poi caricato sulle spalle tutte le difficoltà del Pd. "Devo dire di non avercela fatta a fare il partito che sognavo io e i tre milioni e mezzo di persone che hanno votato alle primarie - ha detto -. Non ce l'ho fatta e vi chiedo scusa per questo. Sento di non aver corrisposto da questo punto di vista alla spinta di innovazione che c'era e di non averlo fatto a sufficienza per un riflesso che considero un valore: il tentativo di tenere uniti".

 

"In questo partito c'è bisogno di più solidarietà, di sentirsi di più una squadra, c'è bisogno che ci sia quella idea comune, quella partecipazione comune che è compito di chi deve dirigere saper assicurare", ha aggiunto l'ex segretario del Pd.

 

"Quando mi fu chiesto di partecipare alle elezioni primarie la situazione era quella che tutti noi ricordiamo - ha proseguito Veltroni -. Nel corso del tempo abbiamo messo in campo una forza nuova e che va visto in tutta la sua natura. Il passaggio che si farà nel corso dei prossimi giorni si dovrà accompagnare a generazioni ed esperienze nuove, coinvolgendo i territori, le sue esperienze, un partito capace di non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma dove vai".

 

"Il ricordo più bello che porterò con me sarà la manifestazione del 25 ottobre vidi quella marea del partito democratico - ha aggiunto -. C'erano solo le bandiere del Pd, non c'erano bandiere dei partiti del passato; tra la nostra gente c'è l'assoluta consapevolezza che l'identità democratica non è una leggerezza culturale. Una consapevolezza meno presente nel gruppo dirigente".

 

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