In viaggio in Thailandia: il ponte sul fiume Kwai

In viaggio in Thailandia: il ponte sul fiume Kwai

di Wilma Malucelli

Grazie a Hollywood e all’interpretazione dell’affascinante Yul Brinner il grande pubblico cominciò a scoprire la Thailandia: “Il re ed io” era il titolo di un bel film degli anni ’50 a cui si ispira il più recente e altrettanto famoso “Anna e il re”. La trama, alquanto romanzata, è liberamente tratta dall’autobiografia di un’istitutrice inglese, Anne Leonowens, che narrò le sue vicende alla corte del re del Siam, l’odierna Thailandia. Era il 1862 quando Rama IV°, illuminato sovrano, chiamò Anna a Bangkok, perché impartisse ai suoi figli un’educazione e una cultura più occidentali, che lui stesso ben conosceva e apprezzava. Fu proprio Mongkut, questo il nome con cui è più noto, a innescare quel processo di modernizzazione del paese e quell’abile gioco diplomatico, che hanno permesso alla Thailandia di mantenersi sempre indipendente e neutrale nel complicato scacchiere politico del sud-est asiatico.


A lui si sono ispirati tutti i suoi successori fino a Bhumibol, l’attuale sovrano, salito al trono nel lontano 1946, amato dal suo popolo e rispettato anche dai suoi avversari: perfino gli autori dei colpi di stato militari, che si sono succeduti nei suoi sessant’anni di regno, hanno sempre dichiarato la loro lealtà a lui e a Sirikit, la sua regina. Le gigantografie del re campeggiano ovunque e il giorno del suo compleanno, il 5 dicembre, è una delle più importanti ricorrenze del paese: quest’anno compirà ottant’anni e già si stanno preparando i grandiosi festeggiamenti. Luci e ombre fanno della Thailandia un paese affascinante e complesso, dalle pieghe “segrete” che vanno scoperte al di là dello sfavillio della Bangkok di notte: “la città degli angeli”, così la chiamano i Tailandesi, non ha del tutto perso quell’ antico splendore che le fece meritare l’appellativo di “Venezia d’Oriente”.


Patpong, il quartiere che ha reso Bangkok la capitale asiatica del sesso, con le sue molteplici “offerte”, non deve farci dimenticare che l’anima vera della Thailandia è nella sua profonda fede buddista. Il “dharma”, ovvero la rettitudine, su cui si fonda il buddismo, fu l’impegno solenne preso da Bhumibol di fronte al suo popolo il giorno dell’ incoronazione ed è stata proprio la radicata fedeltà all’insegnamento del Buddha a preservare il paese dai drammatici eventi che hanno sconvolto il sud-est asiatico nel secondo dopoguerra. A ricordo degli orrori del secondo conflitto mondiale rimane “il ponte della morte” con le sue campate in ferro sul “leggendario” fiume Kwai: la ferrovia che oggi lo attraversa è ormai in disuso, eppure per la sua costruzione morirono decine di migliaia di alleati, prigionieri di guerra dei Giapponesi, che avevano occupato la Thailandia e la vicina Birmania.


Dal romanzo di Pierre Boulle “Il ponte sul fiume Kwai” fu tratto un film di grande successo negli anni ’50, in cui le gesta eroiche di William Holden erano scandite da una bella colonna sonora: ancora una volta Hollywood ha sfogliato una pagina di storia che certamente sarebbe rimasta ignorata ai più. E ancor oggi molti si recano a Kanchanaburi, la località a 120 chilometri da Bangkok, dove il ponte è stato ricostruito dopo che i furiosi bombardamenti aerei alleati ne avevano distrutto tre arcate, impedendo al treno di passare e portare rifornimenti ai Giapponesi in Birmania.

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