San Domenico a Forlì: un gioiello espositivo

San Domenico a Forlì: un gioiello espositivo

San Domenico a Forlì: un gioiello espositivo

"San Domenico non un contenitore, ma una creatura" questo dichiarava Ezio Raimondi nella primavera 2006 nel suo discorso pronunciato al Convegno "Restauri a Forlì" del Salone dell'Arte del Restauro di Ferrara. Forlì gode di un "convento ritrovato", di una struttura cioè strettamente legata al tessuto urbano della città recentemente recuperata per divenire un nuovo luogo per la diffusione della cultura. L'antico convento e la chiesa sono stati restaurati con l'impegno di istituzioni pubbliche e private (Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Emilia Romagna, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì) per una spesa complessiva di 25 milioni di euro, al fine di creare uno spazio adatto a raccogliere la Pinacoteca civica, il museo archeologico e quello delle ceramiche, attualmente in Palazzo Merenda in Corso della Repubblica.

 

Il complesso, sin dal 2006, anno dell'inaugurazione ha ospitato con successo nel diverse importanti mostre, in primis "Marco Palmezzano. Il Rinascimento nelle Romagne" che ha ufficialmente inaugurato la struttura consentendole di tornare a vivere dopo tanti secoli di incuria e di abbandono a se stessa. Successivamente "Silvestro Lega, i Macchiaioli e il Quattrocento" e "Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni" hanno riscosso un successo senza precedenti per Forlì, che ha visto arrivare moltissimi turisti da tutte le parti d'Italia. Il 2009, poi, è stato annunciato già come l'anno di Canova, mentre per la stagione autunnale è stata messa in programma una interessante iniziativa che unisce due esposizioni in una: "Arte della pubblicità. Il manifesto delle vanguardie" e "Maceo. Anni romani. 1934 - 1943".

Ma qual è la storia di quest'edificio, che solo da poco ha ritrovato il suo antico splendore?

 

L'antico edificio, costituito da convento e chiesa dedicata a San Giacomo, fu costruito a partire dal 1229 dai frati Domenicani insediati nella città all'inizio del XIII secolo. La struttura venne edificata all'interno delle mura cittadine e la sua costruzione determinò la conformazione del quartiere, non ancora urbanizzato nel periodo gotico e quindi lo sviluppo della zona. Il convento, inoltre, rivestiva una grande importanza sociale poiché non era solo un luogo religioso di culto ma il fulcro di incontri tra potenti.

 

Dagli scavi archeologici compiuti prima di intraprendere il lavoro di restauro dell'edificio, propedeutici al progetto di recupero, è stato rilevato che la prima chiesa aveva dimensioni più piccole rispetto a quelle attuali, derivteda una ristrutturazione settecentesca. L'aula era basilicale e a tre navate e sono state molte le tombe rinvenute dagli archeologi costruite con materiale di epoca romana.

 

La struttura si è evoluta all'inizio del Cinquecento, quando la chiesa fu allungata e furono eliminate le navate al fine di accogliere il maggior numero di fedeli che la frequentavano. In questo momento vennero costruite anche alcune cappelle sul lato settentrionale che si dotarono di un buon apparato decorativo composto di pale d'altare, affreschi, tombe. Anche il convento in questo secolo subì mutazioni: furono ricostruiti il primo ed il secondo chiostro, donando le sembianze di una tipica architettura rinascimentale. Risalgono all'inizio del 1500 le decorazioni del refettorio rappresentanti una Crocifissione in mezzo a due episodi tratti dalla vita di San Domenico, forse opera di Girolamo Ugolini e rinvenuto sotto ad uno strato di scialbatura durante i restauri nel 1996; nella parete opposta una scena raffigurante il miracolo del pane. Il refettorio è sormontato da una volta a botte con vele di raccordo alle lunette dipinte con decorazioni di chiara derivazione michelangiolesca. La volta è completata da una rappresentazione naturalistica costituita da vivaci foglie.

 

Nel XVIII secolo la chiesa fu di nuovo radicalmente trasformata su progetto attribuito a Giuseppe Merenda assumendo le forme e le dimensioni attuali. Un notevole apparato decorativo, tipicamente settecentesco, arricchiva la chiesa con dipinti e stucchi che la resero tra le più belle della città.

Nel 1797 le soppressioni napoleoniche trasformarono il convento in ospedale militare, mentre la chiesa rimase aperta al culto per le sue funzioni. Il convento fu destinato a vari usi, e vi trovò collocazione la Gendarmeria e la Guardia di Finanza. All'inizio dell'Ottocento il refettorio fu trasformato in teatro da Luigi Mirri.

I Domenicani tornarono ad abitare l'antica struttura dal 1818 al 1860, ma la comunità era costituita da pochi fratelli, che si radunarono in poche stanze per lasciar posto ai militari. Nel 1867 la chiesa di San Giacomo fu definitivamente soppressa e divenne un deposito.

 

Negli anni '80 del Novecento il Comune di Forlì acquistò il complesso e si cominciò a progettare il restauro, coinvolgendo la soprintendenza per i Beni Architettonici e per il paesaggio di Ravenna. L'intervento di recupero fu realizzato in modo tale da far emergere le caratteristiche architettoniche dell'edificio con le fasi che lo hanno contraddistinto, perciò si sono conservati i mattoni a vista, le intonacature e si sono ripristinate le antiche sembianze, trasformate dalla gestione militare e sono stati restaurati i sei soffitti affrescati tra Settecento e Ottocento.

 

E' stato realizzato infine l'allestimento museale, finanziato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e creato dall'architetto Lucchi di Forlì, coadiuvato dallo studio di Wilmotte a Parigi, che partendo dalle peculiarità dell'edificio hanno creato un allestimento moderno in una struttura antica, definendo così gli aspetti più significativi dell'architettura, tenendo conto dei sofisticati sistemi necessari alla ‘museificazione' di un ambiente. Storicità e contemporaneità convivono, dunque, in un'unica struttura.

 

Fino ad oggi sono stati recuperati circa 6000 metri quadri di convento, ma proseguono instancabilmente i lavori di restauro che dovrebbero concludersi a giugno del 2009 e che Romagnaoggi sta seguendo passo a passo.

 

Per saperne di più: Visita al San Domenico.  

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