Coppa Italia, Mourinho senza tattiche: "Attaccheremo e basta"

Coppa Italia, Mourinho senza tattiche: "Attaccheremo e basta"

"Loro devono pensare, noi no. Noi andiamo e basta". Una tattica semplice, quella scelta da Jose' Mourinho per ribaltare la sconfitta per 3-0 con la Sampdoria nella semifinale di andata di Coppa Italia. Per il ritorno di San Siro, infatti, il tecnico portoghese si affida alla lucidita' dei nerazzurri e alla casualita' del calcio.

 

"A Genova abbiamo iniziato bene, controllando la partita- ricorda Mourinho nella conferenza stampa della vigilia - Poi un regalo di un nostro difensore ha cambiato la partita. Quindi c'e' stato l'1-0, il 2-0, senza che il calcio lo possa spiegare. In 45' eravamo gia' sotto per 3-0, ma nel secondo tempo siamo andati vicini a segnare senza riuscirci. Perche' adesso non puo' succedere lo stesso al contrario? Nel calcio e' tutto possibile. In questo momento, pero', siamo fuori. Il 3-0 resta un vantaggio importante. Sicuramente se arriviamo in finale sara' una sorpresa per tutti. La Samp dice che ha il 51% di possibilità di passare perché parla sulla difensiva. E' un po' come quando l'Inter dice che bisogna aspettare la matematica per lo scudetto...".

 

Numeri a parte, quindi, Mourinho crede (almeno un po') nel passaggio del turno. "Il calcio e' il calcio. Io ho giocato gia' giocato una semifinale che ho vinto 4-1 all'andata e sono andato al ritorno con la giusta pressione. Adesso, per la prima volta, mi succede il contrario. Pero' tutto e' ancora possibile". Ma dipende anche dall'andamento della gara del Meazza: "Una cosa e' ovvia: se la Samp segna prima di noi, e' finita. Dovremmo segnare cinque gol a una squadra che difficilmente abbassera' la guardia. Se l'Inter pero' segna prima di loro, la storia puo' essere molto diversa. Ma non nel primo minuto o al 25'... Ci basterebbe segnare il primo gol anche al 60' o comunque con ancora mezz'ora da giocare. Allora fara' caldo, calcisticamente. Giochero' con una squadra molto forte, con i titolari, Ibra, Balotelli, Julio Cesar... In panchina, poi, avro' due tipi di giocatori: il primo che mi puo' aiutare ad andare dietro ad un obiettivo ancora possibile, il secondo che faro' giocare se la situazione diventa impossibile. In quel caso giochera' anche Krhin (Primavera classe '90, ndr)".

 

Poi sulla formazione titolare, forse schierata di nuovo con il 4-3-3: "Puo' giocare anche Materazzi, anche perche' Maxwell e' in dubbio. E' stato con l'influenza e non si e' allenato tanto. Poi non so se Chivu deve giocare come terzino. Il modulo? L'Inter ha giocato con il 4-3-3 l'ultimo incontro e ha fatto molto molto bene. E ho gia' detto che Balotelli gioca. Con quello schema si trova molto bene, e' una situazione quindi che puo' essere utilizzata. Figo con la Juve ha fatto una grande partita, ma non l'ho convocato. Devo pensare soprattutto al campionato e voglio risparmiare anche Stankovic, Samuel e Muntari. Non voglio rischiare".

 

Quindi sul campionato: "L'Inter vincera' lo scudetto, non ha ancora vinto ma lo fara'. In sei partite faremo piu' di otto o nove punti e, anche se Juve e Milan vincono e aggiungono i diciotto punti in palio, l'Inter otterra' lo stesso i punti che ci occorrono". Per Mourinho sarebbe il primo scudetto in Italia. Ma guai a chiedergli se c'e' l'intenzione di eguagliare il record di Mancini, in panchina per quattro stagioni consecutive: "Io sto qui tre anni- la risposta del portoghese- E ora lavoro per il club e non in maniera egoista in difesa di me stesso. Il mio e' un lavoro progettuale per la societa'". Mou va avanti a testa bassa, come fanno tanti colleghi italiani.

 

"Non sono tanti gli allenatori stranieri ad aver vinto lo scudetto e sono pochi quelli che lo hanno fatto al primo anno- aggiunge- Un tecnico puo' essere amato o odiato, ma alla fine conta il risultato. Gli allenatori italiani sono abituati a questo ambiente, non soffrono per la mentalita'. Ma tutti devono essere consapevoli che il 50% della categoria non lavora fino alla fine della stagione. Il 75%, tra cambi a meta' anno e alla fine del campionato, non lavorano a lungo termine. La vita qui non e' facile. I tecnici italiani sono bravi dal punto di vista tecnico e sono abili a gestire questa pressione".

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