Dramma Tomizawa, le foto del terribile incidente

Dramma Tomizawa, le foto del terribile incidente

Dramma Tomizawa, le foto del terribile incidente

MISANO (Rimini) - Una sequenza terribile di immagini. Il povero Shoya Tomizawa scaraventato in aria dalla sua Suter e colpito da chi lo seguiva, gli incolpevoli Alex De Angelis e Scott Redding. Il corpo esamine sull'asfalto, soccorso dal personale a bordo pista. All'indomani della tragedia costata la vita al pilota giapponese durante il Gp di San Marino e della Riviera di Rimini classe Moto2 tiene banco la polemica sulla mancata esposizione della bandiera rossa.

 

>LE IMMAGINI DEL TERRIBILE INCIDENTE

 

"Abbiamo pensato di fermare la gara perché era pericoloso, ma i piloti sono stati raggiunti immediatamente - ha affermato il dottor Claudio Macchiagodena -. Non ho chiesto alla Direzione Gara le bandiere rosse perché non mi avrebbero aiutato col mio lavoro, avremmo ritardato l'intervento dell'ambulanza. Dietro le protezioni della pista avevamo un ambulanza con respiratore e abbiamo iniziato subito una cura intensiva".

 

Il medico ha evidenziato come fosse "importante avere la ventilazione e due medici presenti. Arrivato al centro medico le sue condizioni erano critiche e lì abbiamo proseguito la cura intensiva. Abbiamo controllato il trauma addominale perché la situazione era molto seria non solo per il trauma al cranio".

 

"La bandiera rossa è un gesto di protezione - ha affermato il dottor Claudio Costa della clinica mobile, ai microfoni di radio Anch'io Lo Sport su Radiouno -. Tutto si ferma per vedere di salvare un ragazzo di 20 anni, ma quando in pista sfrecciano altri piloti a velocita' vertiginosa si puo' decidere di spostare il soccorso in una zona protetta. Sono delle scelte che i medici che sono a bordo pista possono fare". Costa non è voluto entrare in merito alla polemica.

 

Il dottore ha voluto ricordare la figura del simpatico nipponico, "che espandeva profumo" nel paddock del Motomondiale. "Tutti hanno lavorato con grande impegno a Misano e a Riccione, con tanto amore - ha sottolineato Costa -. Quando alle 14.19 Shoya ci ha lasciati sul lettino, gli sono stati tolti i macchinari, i tappi alle orecchie e qualcuno lo ha baciato in fronte sembrava che quel corpo sorridesse ancora. Nel paddock restera' il suo sorriso".

 

''Andava forte Shoya, sarebbe stato difficile da battere - ha detto Max Sabbatani - Anche l'Honda lo teneva d'occhio. Avrebbe fatto molta strada. La stagione era iniziata bene, era arrivato primo nella prima gara, secondo nella seconda e nella sesta''. Shoya, che gli appassionati lo hanno conosciuto con la vittoria in Qatar, "tutti lo cercavano e lo volevano", perché si faceva voler bene.


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